CATILINA, UN DIAVOLO RIABILITATO (1)

Come smontare la leggenda nera di Catilina.

L’articolo che sto scrivendo vuole dimostrare come spesso le fonti antiche deformino i fatti realmente accaduti e spesso noi crediamo al primo che passa, dando per buona quella di soluzione, ma vedremmo che Cicerone e Sallustio (apparentemente i più informati su Catilina, ma non è così) deformino la realtà a vantaggio della loro tesi e di quanto poco obiettivi possano essere. L’altro obiettivo dell’articolo è quello di far crollare alcune certezze scolastiche e far crollare la leggenda nera di Catilina, costruitasi da tempo e alla quale ancora molti di noi credono, cercando di far crollare l’architettura che Cicerone seppe costruire ad arte.

Ho deciso di scrivere su questo argomento perché la seconda congiura di Catilina (63 a.C.) si svolse proprio nei primi giorni di novembre, però mi tocca fare una precisazione molto importante quello che sto per scrivere qui è estremamente semplificato e ridotto, la questione sarebbe molto più ampia e di gran lunga più complessa, ma questa non è la sede per trattare in maniera difficile l’argomento quindi sarà molto semplificato e adatto a tutti coloro i quali si appresteranno alla lettura dell’articolo. Un’altra precisazione importante è che l’argomento potrebbe apparire soltanto per gli addetti al settore, ma non è così qui cercherò di renderlo fruibile a tutti, in modo tale da suscitare anche maggiore interesse da parte di chi leggerà. Quest’articolo è solo il primo, seguirà certamente un secondo e forse un terzo sempre sullo stesso tema.

I candidati alle elezioni del 63 a.C. erano Giunio Silano, Licino Murena, Catilina e Suplicio Rufo, i vincitori Silano e Murena vennero accusati di corruzione, il processo si svolse a novembre l’accusatore era Catone imparentato con Lucullo, Murena era sostenuto da Lucullo. I consoli designati erano stati accusati di corruzione e Murena fu difeso da Cicerone, Ortalo e Crasso. Catilina sembra fiducioso nella vittoria perché l’anno prima era arrivato terzo confidava in questi soldati e nelle promesse di Antonio. I soldati: con l’estensione della cittadinanza agli italici tutt’Italia avrebbe potuto votare alle elezioni a Roma, sappiamo che le elezioni si svolgevano a Campo Marzio uno spazio che non consentiva di accogliere molte persone, le elezioni consolari si svolgevano a Roma e per ragioni logistiche, economiche difficilmente si andava a votare a Roma, lo stesso vale per i contadini che non potevano andare a Roma assentandosi per molto tempo, gli scritti delle classi più basse difficilmente andavano Roma perché era molto costoso.

Una massa di veterani poteva sconvolgere le previsioni, perché si trattava elettori nuovi che non votavano da molto proprio perché coloni di Silla in Etruria e lì fermi. La discesa dei veterani a Roma per andare a votare era stata organizzata da Catilina, Plutarco dice che egli strinse un patto con capo degli insorti del Etruria (Manlio) c’era stato un accordo lecito e preciso perché loro avevano chiesto a Catilina di occuparsi del problema dei debiti. I nuovi coloni avevano fatto degli investimenti indebitandosi, un problema che si manifesta nel costo già degli anni 80 per la guerra sociale. Catilina avrebbe dovuto proporre delle leggi per i debiti, un’iniziativa per risolvere i problemi del debito non può che apparire sovversiva ai creditori, Cicerone ricorderà che lui fu il difensore del credito nel suo consolato, infatti fu proprio il presentarsi come il difensore del credito a farlo eleggere, infatti l’obiettivo minimo per Cicerone era evitare che Catilina vincesse le elezioni per poter tutelare i creditori. Gaio Antonio: uno studioso francese Ferrary ha dimostrato che il secondo firmatario era Antonio. lex Tullia de ambitu proposta da uno dei candidati, Rufo per evitare che vincesse Catilina in quanto entrambi patrizi, ma soltanto un patrizio poteva diventare console l’altro doveva essere necessariamente plebeo, questa però era l’ultima cosa che un alleato di Catilina avrebbe dovuto fare, forse non c’era stato alcun patto con Antonio (almeno per queste elezioni, forse le precedenti). 

La faccenda dei debiti è centrale per l’elezione proponeva la cancellazione dei debiti pregressi, ovvero tabulae novæ. L’abolizione dei debiti non era possibile perché una cosa del genere avrebbe mandato in rovina le casse dello stato e i creditori, molti di questi debiti erano stati fatti con quanti riscuotevano le tasse, lo stato non poteva smettere di riscuotere le tasse, forse Catilina ha proposto delle misure sul debito simile a quelle di Silla e Cesare cioè delle misure di riduzione dei debiti, ponendo un tetto all’interesse esigibili dai creditori che spesso mandavano in rovina i debitori, oppure instituire delle tempistiche più comode per i debitori. Noi sappiamo però che l’abolizione dei debiti non era possibile, perché una cosa del genere avrebbe mandato in rovina le casse dello stato e i creditori, forse Catilina avrebbe proposto delle misure sul debito simile a quelle di Silla e Cesare cioè delle misure di riduzione dei debiti, ponendo un tetto all’interesse esigibili dai creditori che spesso mandavano in rovina i debitori, oppure instituire delle tempistiche più comode per i debitori.

Catilina non poteva alienarsi l’amicizia delle classi più ricche che votavano per primi ed erano perlopiù creditori, per lui le elezioni sarebbero finite dopo la votazione della prima classe e nessuno avrebbe votato per lui, sebbene nelle precedenti elezioni le ultime classi furono determinanti per la sua perdita e si avvicinò a loro proprio a seguito di ciò. Alcune misure sul debito furono intraprese anche da Cesare, Cicerone in in una lettera ad Attico nel 21 gennaio del 49 descrive il fenomeno con toni allarmanti dicendo che Cesare stava progettando l’abolizione dei debiti, ma Cesare fece il contrario ovvero misure a tutela sia dei debitori sia dei creditori. Cicerone nel 63 deformò nello stesso modo il programma elettorale di Catilina, usando le stesse formule sia per Catilina sia per Cesare soltanto perché erano contrarie al suo programma e sulla sua ideologia.

Una differenza tra Dione e Plutarco sulla questione di Catilina è che in Dione vi è la ricerca dei responsabili mentre in Plutarco c’è il nome di Catilina forse nelle lettere si parlava di un complotto senza dire il nome di chi era il responsabile da una parte c’è una congiura alla luce del sole, dall’altro Dione dice che il decreto del senato stabilì un indagine per la ricerca dei responsabili forse queste lettere erano opera di Crasso per coprirsi dalle accuse, forse scritte da Cicerone stesso, forse non c’era una strage di senatori ma è certo che il 22 ottobre del 63 ancora non c’era un responsabile, la versione di Plutarco (che alla sua base Cicerone). La versione di Dione è da apprezzare perché più difficile e meno viziata da Cicerone, come accade invece in Plutarco, Dione aveva delle fonti contemporanee non filo-ciceroniane come questa che utilizza ora.

La data della insurrezione di Manlio è il 27 ottobre però ci sono due cose che non quadrano con l’ipotesi accusatoria. se egli fosse stato l’artefice dell’insurrezione non si capisce perché Catilina a Roma non fa nulla, la rivolta causata dallo sconfitta di Catilina e quindi il fallimento delle sue promesse elettorali e il peggioramento delle condizioni economiche dei veterani, non implica che l’organizzazione della rivolta è stata organizzata da Catilina, un esercito che vuole lasciare subito le armi se ascoltato non è un esercito organizzato. Sallustio al capitolo 27 dichiara che Catilina sta inviando un po’ in tutta Italia dei suoi emissari. noi sappiamo in realtà che la rivolta c’era già sin dagli anni 70, tensioni sociali conseguenza delle espropriazioni terriere Credere che Catilina abbia inviato in varie regioni d’Italia dei suoi emissari, non è possibile perché nella migliore delle ipotesi Catilina è soltanto a capo d’una banda di incapaci.

Sallustio non è una fonte attendibile più piano cronologico, al capitolo 27 la riunione che si sarebbe svolta di notte a casa di Leca e alla quale partecipò Catilina per Sallustio avviene prima dell’insurrezione in Etruria, noi sappiamo che in realtà verrebbe dopo tutto ciò questo modo però Sallustio fa apparire Catilina come il cospiratore, inoltre Sallustio descrive una congiura come se fosse in atto già nel 64, ma nel 64 a.C. non c’è alcuna congiura in atto e non lo riferisce neppure Cicerone. Inoltre stando a Cicerone, Catilina avrebbe dovuto incendiare Roma, per la plebe romana l’incendio di Roma era una cosa terribile di cui molta paura, ma Cicerone lo cita appositamente per far in modo che l’opinione pubblica fosse sfavorevole a Catilina è favorevole a lui, però non si capisce il motivo per il quale Catilina avrebbe voluto incendiare Roma, lui cosa ne avrebbe ricavato? 

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Davide Della Guardia
Davide Della Guardia

Studio lettere classiche all'università di Salerno ed ho una grande passione per la letteratura, i film e l'arte. Mi diverte molto viaggiare con la mente e non solo, non smetto mai di studiare.

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