IL TORRENTE SOLOFRANA TORNA A VIVERE PER POCO

Oggi ho deciso di scrivere nuovamente sull’ambiente, dopo aver visto alcune foto che hanno scaturito in me la curiosità di capirne di più e spero che lo stesso accada per chi leggerà il post, oltre che curiosità mi auguro che possa suscitare qualcosa di ben più importate ovvero: Cosa posso fare? Ecco io cercherò di fare la mia parte (come ci ha insegnato Piero Angela) iniziando da questo post.

Questa è una tematica a me molto vicina, infatti (come dissi qualche mio articolo precedente) all’Università mi sto occupando dell’ecologia nell’Atene del V secolo, ed è molto interessante ciò che mi ha consentito di scoprire finora, dirò poco riguardo a questo perché sono ancora a lavoro. Dalle prime ricerche posso arrivare alla conclusione che i Greci emanarono il primo decreto ecologico a noi noto nel 430 a.C. circa, questo decreto riguardava (guarda caso) un fiume, il fiume Ilisso il quale fiume era usato come oggi il torrente, ovvero come fiume nel quale riversare scarti della lavorazione del pellame (guarda caso come oggi, ovviamente la quantità di elementi dannosi era di molto inferiore), questo fiume era maleodorante e molto sporco, non poteva essere usato come fiume dal quale attingere acqua potabile. Il decreto del quale mi sto occupando, sanzionava economicamente (non siamo ancora in grado di dire, se la sanzione economica riguardasse lo sversamento nel fiume, oppure un altro divieto inciso sulla stessa lastra, però comunque sia restava il divieto seppur i fatti possano smentire la presenza di una penale c’era comunque un divieto) coloro i quali riversavano nel fiume scarti della lavorazione della pelle, il motivo non né ecologico né igienico ma il motivo era forse soltanto uno: il fiume Ilisso attraversava un area sacra, le aree sacre dovevano essere quanto più il possibile pulite e profumate per attrarre gli Dei, mentre l’altro fiume che scorreva ad Atene l’Eridano che non attraversava alcuna zona sacra non fu tutelato ed era ben più inquinato dell’Ilisso.

Tutto questo per dire, i Greci tutelavano l’ambiente almeno quello in prossimità di santuari, noi invece distruggiamo tutto eppure dovremmo aver fatto alcuni passi avanti nello sviluppo della civiltà, ma a me pare che in realtà i passi più che avanti sono stati fatti indietro e lungo questo post mi spiegherò meglio.

Il torrente Solofrana che attraversa la nostra tranquilla cittadina, come tutti gli anni durante la pausa estiva delle fabbriche perlopiù di pellame poste lungo il fiume e nel quale riversano gli scarti della lavorazione, danneggiando l’intera biodiversità del torrente, una biodiversità molto ricca come abbiamo avuto modo di vedere in queste pause estive infatti compaiono trote, aironi cenerini, gallinelle d’acqua e molti altri animali. Chissà se qualora si smetta di inquinare non possano tornare animali scomparsi da questo torrente, oppure arrivarne di nuovi magari lontre. Quindi la Natura quando viene lasciata in pace sa come rimediare a nostri errori, sa come tornare a vivere una volta che si è liberata di noi perché lei non ha per nulla bisogno di noi, anzi noi non facciamo altro che ammazzarla giorno dopo giorno, una strage silenziosa. (allego la foto, come conferma su ciò che vado dicendo)

Il torrente Solofrana è un affluente del fiume più inquinato d’Europa: il fiume Sarno in passato oasi paradisiaca oggi inferno della terra, il Sarno è anche uno dei fiumi più inquinati d’Italia. L’alto allarme sociale connesso a questo inquinamento deriva dal fatto che il fiume lungo 24 chilometri, insieme ai torrenti connessi Solofrana e Cavaiola (per tanto di questo inquinamento ne risente anche il torrente Solofrana ed è complice dell’inquinamento del fiume), attraversa tre Province campane e ben trentanove Comuni. La relativa emergenza ambientale coinvolge dunque una popolazione che oscilla tra i settecentocinquantamila ed il milione di abitanti. Il disinquinamento del fiume Sarno, iniziato nel 1973 con il Progetto speciale di risanamento dell’intero Golfo di Napoli, è una storia che, a più di trenta anni di distanza, nonostante le continue attenzioni riservate ad essa dalle istituzioni, non è ancora giunta a una conclusione. Perché nonostante tutti questi sforzi siamo sempre allo stesso punto? Lobby? Soldi? Malavita?Assenza dello Stato?Difficoltà burocratiche ed economiche? Decidete voi a me non importa, ciò che importa è che il fiume e i torrenti possano tornare alla loro origine.

Riguardo al fiume Sarno: un’area così densamente edificata e quindi impermeabilizzata, non riesce a drenare a sufficienza l’acqua piovana che viene così convogliata forzatamente nell’alveo del fiume Sarno. Ma la densità abitativa e la cementificazione selvaggia non sarebbero comunque sufficienti a spiegare i livelli di inquinamento a cui è sottoposto il fiume da almeno quarant’anni. Quasi un milione di persone vive attorno al suo bacino e, secondo le stime dell’Ente idrico campano, circa 500mila non sono ancora collegate ad un sistema fognario. Le loro acque nere vengono direttamente scaricate nell’alveo del fiume, trasformandolo in una fogna a cielo aperto. Secondo uno studio, “Environmental pollution effects on reproductive health – Clinical-epidemiological study in Southern Italy”, pubblicato su Pubmed, i casi di malformazioni fetali nelle città attorno al Sarno sono quattro volte superiori a quelle del “Triangolo della morte” di Acerra-Nola-Marigliano, la terra dei fuochi. I medici li attribuiscono alla presenza di metalli e agenti inquinanti. Un inquinamento certificato anche dalle analisi dell’Arpac Campania. Mettiamo caso che fossero risolti i problemi con gli scarichi fognari, rimarrebbe sempre da affrontare il grave problema degli agenti inquinanti e dei prodotti di scarto delle zone industriali: i metalli pesanti e gli agenti chimici delle concerie della cittadina di Solofra o delle tante piccole industrie che sorgono lungo il fiume e gli scarti delle industrie conserviere del pomodoro San Marzano.

A destare più preoccupazione è la contaminazione da “Pfos”, una sostanza utilizzata in ambito industriale, che può causare tumori, ritardi della crescita, alterazioni del sistema endocrino e mortalità neonatale. Le rilevazioni di questo agente chimico, effettuate dall’Arpac nel 2018, sono arrivate ad avere valori di ottomila volte superiori ai limiti. Per l’oncologo e farmacologo Antonio Marfella siamo arrivati ad un punto critico di avvelenamento della popolazione. Oramai non si ammalano di tumore solo gli adulti ma anche i bambini nascono con malformazioni e malattie, poiché le sostanze tossiche hanno irrimediabilmente danneggiato i gameti dei genitori. 

Beh, ora resta alle giovani generazioni fare la rivoluzione verde ma una vera e propria presa della Bastiglia. Spero, che preso questa presa della Bastiglia avvenga, io sto facendo nel mio piccolo scrivendo questo articolo e diffondendo notizie sull’ambiente tutto il possibile, ma affinché avvenga una rivoluzione c’è bisogno di tutti, di moltissime persone. Il cambiamento, la rivoluzione deve partire prima dal singolo individuo, si deve alzare un tsunami verde. Non basta un’onda, è troppo piccola e troppo poca. In questo articolo non si vuole criticare nessuno non mi importa delle colpe, mi interessa soltanto di chi non fa nulla per cambiare la situazione, questo articolo si vuole soltanto proporre come un urlo violentissimo mio e credo di molti giovani, un urlo che spacca i vetri, stanco di vedere una Terra franta, distrutta, sfatta e distrutta, brutta.

Non voglio lasciare in eredita un Mondo che sta sull’orlo del fallimento, noi stiamo sull’orlo del fallimento a nessuno importa veramente dell’ecologia, concludo questo articolo con la speranza che possa essere inserita la retromarcia e tornare in un mondo dove l’inquinamento era di molto inferiore, il progresso sa andare avanti anche senza distruggere oggi l’abbiamo imparato, l’industria e l’economia possono e sanno essere green. D’altra parte far tornare nelle condizioni precedenti il torrente e il fiume generebbe un importante indotto economico a partire dal turismo perché prima ci si poteva fare il bagno nel fiume, avere un pò di refrigerio nei momenti più caldi della giornata per cittadini, ma non solo anche per eventuali turisti. Potremmo avere turisti per osservare le specie naturali e vegetali, potremmo avere un industria legata alla pesca e soprattutto un agricoltura migliore, dunque soltanto vantaggi. Perché non farlo subito se tutto ciò farebbe bene a tutti?

Condividi l’articolo con chi vuoi:
Davide Della Guardia
Davide Della Guardia

Studio lettere classiche all'università di Salerno ed ho una grande passione per la letteratura, i film e l'arte. Mi diverte molto viaggiare con la mente e non solo, non smetto mai di studiare.

Articoli: 12

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.