NEI PAESI PICCOLI

Nei paesi piccoli, e fra gli uomini e le società di piccolo spirito, si apprende assai più della natura umana, e sì del carattere generale, sì de’ caratteri accidentali degli uomini, di quello che si possa fare nelle grandi città, e nella perfetta conversazione.
Giacomo Leopardi, Zibaldone, 1817-1832.

È da questa citazione presente all’interno dello Zibaldone di Giacomo Leopardi che voglio esporre il mio pensiero riguardo al territorio ed in particolare affrontando un tema sempre più sentito tra i giovani che è quello di abbandonare il proprio territorio per cercare fortuna verso altri.
Importante nella citazione prima citata è il rapporto che sorge spontaneo tra ciascun uomo e la natura.
Leopardi si rende conto che, più che al bene dei singoli individui, la natura mira alla conservazione della specie, e per questo fine può anche sacrificare il bene del singolo e generare sofferenza. Capisce che la natura ha messo nell’uomo il desiderio di felicità infinita, senza dargli i mezzi per soddisfarlo.
Leopardi propone una concezione dualistica per risolvere tale problema, la natura benigna contro il fato maligno.
Capisce poi che la natura è un posto indifferente nei confronti delle creature che la vivono.
L’infelicità quindi non è più nell’uomo stesso ma solo nella natura .
Quindi per effetto traslativo gli uomini si ritrovano in uno stato di perenne infelicità.
Partendo da questa sintesi del pensiero Leopardiano, riguardo al rapporto che intercorre tra l’individuo e il cosmo è possibile arrivare sino ad oggi e riflettere il medesimo problema nella società contemporanea in particolare riguardo al problema centrale di questo articolo.
Come mai un adolescente deve ad un certo punto della sua esistenza pensare di fare le valigie e andare fuori dal suo Paese per cercare fortuna?
Come mai nonostante il nostro territorio sembra sempre in continuo sviluppo da un punto di vista tecnologico, meccanico e non solo, vi è una preferenza nel lasciarlo e trovare con le proprie capacità quali titoli di studio, esperienze, etc..?
Il nostro territorio seppur piccolo, permette a tutti di starci, non trascurando nessuno, permettendo a piccoli e grandi di potersi realizzare e formare la propria personalità ma vi sono dei problemi alla base di tale formazione che non permettono il pieno sviluppo degli adolescenti.
Uno di questi, forse per me il più importante, è l’emarginazione, l’isolamento dei giovani nei confronti della società in quanto sono considerati adulti e quindi soggetti con capacità d’agire non dal giorno del compimento del diciottesimo anno di età ma dal giorno in cui si ha una posizione economica stabile e una stabilità psicologica tale da causare errori e raggiri nella stessa società.
Quindi, essendo soli, cercano di farsi forza da soli estraniandosi dalla massa dei cosiddetti adulti creando nel corso degli anni sempre più divergenze tra le due fasce.
Ritornando alla citazione, vi è una seconda parte molto affascinante e cioè quella inerente alla conversazione tra uomini e società.
Dialogo, conversazione, colloquio, tutti sinonimi che trapelano un unico significato e cioè di trasmettere la propria volontà all’esterno.
L’esternazione del proprio pensiero non è nient’ altro che confrontarsi con quanto esposto dagli altri in modo da trovare un nesso tra le tante, fonderle insieme e formare una sola volontà.
Concludo dicendo che ad oggi bisogna avere innanzitutto senso di appartenenza al proprio, seppur piccolo, Paese e cercare in ogni modo di far sviluppare all’interno di esso un modo di divulgazione di idee, pensieri che fa si che ognuno si possa confrontare con qualsiasi realtà senza che vi siano fenomeni di emarginazione.

 

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