HAI MAI CONOSCIUTO L’UOMO PIU’ FELICE?

Nel primo libro delle “Storie” di Erodoto vi è un dialogo molto affascinante che ha goduto e ancora oggi gode di una immensa fortuna. I protagonisti di questo dialogo sono Creso, il re dei Lidi e Solone. Il re gli chiese chi secondo lui, che tanti luoghi e tanti popoli aveva visitato, fosse il più felice fra gli uomini. Contrariamente a quanto egli si aspettava, non riesce a farsi attribuire nemmeno il secondo posto, a causa del diverso modello di felicità prescritto da Solone: felice non è chi possiede la maggior quantità di beni, ma colui che ha avuto la fortuna di generare dei figli nobili ed in salute, di nascere in un periodo in cui la polis è in pace e soprattutto è colui che muore con onore. Riporto qui di seguito uno dei passi più importanti del dialogo tra i due:

“[…] Chi è molto ricco non è affatto più felice di chi vive alla giornata, se il suo destino non lo accompagna a morire serenamente ancora nella sua prosperità. Infatti molti uomini, pur essendo straricchi, non sono felici, molti invece, che vivono una vita modesta, possono dirsi davvero fortunati. Chi è molto ricco ma infelice è superiore soltanto in due cose a chi è fortunato, ma quest’ultimo rispetto a chi è ricco è superiore da molti punti di vista. Il primo può realizzare un proprio desiderio e sopportare una grave sciagura più facilmente, ma il secondo gli è superiore perché, anche se non è in grado come lui di sopportare sciagure e soddisfare desideri, da questi però la sua buona sorte lo tiene lontano; e non ha imperfezioni fisiche, non ha malattie e non subisce disgrazie, ha bei figli e un aspetto sempre sereno. E se oltre a tutto questo avrà anche una buona morte, allora è proprio lui quello che tu cerchi, quello degno di essere chiamato felice. Ma prima che sia morto bisogna sempre evitare di dirlo felice, soltanto “fortunato”. Certo, che un uomo riunisca tutte le suddette fortune, non è possibile, così come nessun paese provvede da solo a tutti i suoi fabbisogni: se qualcosa produce, di altro è carente, cosicché migliore è il paese che produce più beni. Allo stesso modo non c’è essere umano che sia sufficiente a se stesso: possiede qualcosa ma altro gli manca; chi viva, continuamente avendo più beni, e poi concluda la sua vita dolcemente, ecco, signore, per me costui ha diritto di portare quel nome. Di ogni cosa bisogna indagare la fine. A molti il dio ha fatto intravedere la felicità e poi ne ha capovolto i destini, radicalmente […]”

Solone sottolinea qui come possedere molti denari, non vuol dire necessariamente essere ricco e questo insegnamento molto antico lo si può o potrà adattare in qualsiasi tempo e occasione, per esempio si può credere che le star della TV oppure i nostri idoli straricchi che vivono e condividono soltanto una vita felice, siano essi soltanto e veramente felici ma ne siamo così sicuri? Siamo davvero sicuri che dietro tanta ricchezza, dietro tanta felicità propagandata sui social media (provocando di conseguenza un danno non minore, in quanto molti giovani tendono ad entrare in un dramma d’inferiorità) sia davvero tutta rose e fiori? Ne possiamo davvero essere sicuri? I soldi, non fanno la felicità ci viene detto da Solone, i soldi non riescono a tappare tutti i buchi, il denaro non è la panacea di ogni male e alle volte non altro che un ostacolo allo sviluppo della propria persona. L’umanità e il valore di un uomo non lo si misura in base al proprio conto corrente, ma in base alle proprie azioni. Avere molti denari non è la condizione necessaria per essere felici, così come avere tanti denari non è un’assicurazione di felicità. Erodoto ci vorrebbe insegnare di quanto poco siano importanti i beni materiali, il richiamo alla precarietà dei beni per i quali ci affanniamo, l’impossibilità di affidare loro la nostra felicità. E, più in generale, la lucida consapevolezza della tendenza tutta umana ad assolutizzare ciò che è per sua natura particolare ed effimero: quasi ci illudessimo di poter trovare una cosa finita capace di colmare il nostro desiderio infinito. L’affermazione di Solone, nel caso specifico, ha anche il sapore di una profezia: le sorti del regno di Creso sarebbero state effettivamente rovesciate dall’esercito del re persiano Ciro.

Erodoto inoltre sottolinea come la fortuna umana sia totalmente e completamente imprevedibile, oggi potremmo essere noi quelli fortunati, ma domani potrebbe essere qualcun altro infatti Erodoto non si sbilancia nel affermare che Creso sia l’uomo più felice in quanto ha bisogno prima di vedere la sua morte, la quale morte potrebbe essere felice o sfortunata, perché gli Dei sono capricciosi e la fortuna non risiede mai nello stesso posto infatti anche in un altra occasione Erodoto afferma che alcune città prima grandi sono ora piccole ed alcune di quelle che una volta erano piccole sono ora grandi, perché la fortuna non è sosta mai nello stesso luogo o presso la stessa persona. Alcuni degli uomini ricchi che si conoscono in realtà non sono altro che profondamente infelici, spesso sono costretti a vivere una vita molto difficile con mille problematiche di cui spesso non ne siamo a conoscenza e noi lo giudichiamo soltanto dall’esterno pensando che un uomo sia felice perché ha tanti denari, anzi quasi che avere tanti denari voglia dire necessariamente essere felici. Pensiamo che l’uomo con l’auto di lusso e la mega villa sia felice, ma potrebbe avere molti motivi per cui non esserlo noi purtroppo siamo soliti giudicare un vestito dalla vetrina, senza verificare che quel vestito sia effettivamente integro senza alcun buco.

Solone inoltre spiega come nessuno di noi possa farcela da solo, quindi di come sia necessario un supporto e un aiuto tra gli essere umani e di come qualcuno sia carente in qualcosa, mentre l’altro ha qualcos’altro. Pertanto non dovremmo farci prendere da crisi d’inferiorità, se non riuscissimo ad avere tanti soldi quanti vorremmo oppure tanti beni materiali quanti vorremo perché forse allora avremmo qualcos’altro al posto di questo potremmo eccellere in qualcos’altro che quello più ricco non ha cioè una vita felice, serena e tranquilla anche se breve (per Solone in questo discorso sarebbe meglio vivere poco perché “In un lungo arco di tempo si ha occasione di vedere molte cose che nessuno desidera e molte bisogna subirle”) Solone sottolinea come quelli più ricchi possano sopportare meglio e con meno danni una sfortuna, ma Solone ci tiene a dire che l’uomo più povero è aiutato dalla fortuna che lo tiene lontano da qualsiasi sciagura.

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Davide Della Guardia

Studio lettere classiche all'università di Salerno ed ho una grande passione per la letteratura, i film e l'arte. Mi diverte molto viaggiare con la mente e non solo, non smetto mai di studiare.

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