OSCAR WILDE: VITA E OPERE

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Oscar Wilde nacque a Dublino nel 1854. Fu la madre ad insegnare a Wilde l’eleganza, l’amore per la cultura francese e la cura nel vestire. Wilde studiò all’Università di Oxford e già da giovanissimo ottenne numerosi riconoscimenti per le sue prime poesie. Nonostante provenisse dall’Irlanda, riuscì a conquistare in pochi anni lo scenario letterario inglese, affascinando sia le masse popolari, sia la gente aristocratica.

Divenne famoso non solo per le sue opere, ma anche per il suo modo stravagante di vestire e introdusse nella società londinese una nuova figura, quella del dandy, uomo dalla straordinaria raffinatezza, dedito alle arti. Molte sono le sue fotografie in pose particolari, che tuttavia non sfociano mai nel ridicolo.

Quello che caratterizza Wilde è proprio il suo stile, che ha bisogno di un uomo di carattere che lo indossi. Proprio per questo divenne il leader del movimento estetico e fu uno dei massimi esponenti del decadentismo in Inghilterra, in quanto era alla continua ricerca di una felicità che ritrovava nell’arte, ma non nel suo tempo.

Inoltre, fu molto appassionato dalla cultura francese. Fece molti viaggi a Parigi dove conobbe i più importanti intellettuali come Mallarmé e Emile Zola. La sua prima opera viene pubblicata nel 1880 ed è “Vera or the nihilists” ambientata nella Russia zarista. Nel 1883 sposa Costance Lyold da cui avrà due figli.

Nell’estate del 1890 esce il suo grande capolavoro, “Il ritratto di Dorian Gray”. Il romanzo tratta la storia di un giovane londinese che rimane eternamente giovane, in quanto i segni dell’età e dei crimini commessi appaiono sulla tela che il pittore Basil ha dipinto per lui e che il ragazzo tiene chiusa dietro a una porta a doppia mandata. Dorian Gray è l’alter ego dello stesso Wilde, il cui primo comandamento è quello di vivere la vita come se fosse un’opera d’arte. Tuttavia, il libro viene considerato lascivo ed immorale dai giornali conservatori che premono affinché sia ritirato dal mercato.

Nel 1891 Wilde pubblica “L’anima dell’uomo sotto il socialismo”. Lo scrittore, infatti, concordava con l’abolizione della proprietà e con la messa in discussione del concetto tradizionale di famiglia. Tuttavia, Wilde diede un’accezione personale al socialismo, in quanto voleva conseguire l‘individualizzazione dell’uomo, che doveva dedicarsi alle arti. Il 22 febbraio 1892 porta in scena per la prima volta al teatro St. James di Londra il “Ventaglio di Lady Windermere” che rimarrà in programmazione per 10 mesi. Nel 1893 scrive in francese il dramma “Salomè” dedicato alla famosa attrice Sara Bernard. Wilde analizza anche questioni spirituali individuando in Cristo un modello da seguire, la gioia come fine ultimo della vita e il peccato, non come un’arma distruttiva per l’uomo, ma bensì come un mezzo per stimolarne la curiosità e che dunque ci salva dalla monotonia.

Il suo grande successo si interruppe nel 1895 quando iniziò il suo processo con il marchese di Queensberry. Wilde aveva una relazione con il figlio del marchese, Alfred Douglas. Fu proprio Wilde a denunciare il marchese, che aveva iniziato a minacciarlo, per diffamazione e vinse il primo processo. Tuttavia fu riportato in tribunale poiché alcuni ragazzi che si erano prostituiti avevano testimoniato contro di lui. Dopo lo scandalo fu incarcerato per 14 mesi, costretto a lavori forzati umilianti. La moglie si allontanò da lui, vendendo le sue proprietà, cambiando cognome e portando via con sé i due figli. Anche Alfred Douglas si allontanò. Dall’esperienza del carcere, Wilde scrive il “De Profundis”, che appare come una lettera d’amore per Douglas, ma in realtà è una mea culpa dell’autore, un’analisi di tutti i peccati che ha commesso in vita. Esce dal carcere nel 1897 e si trasferisce a Parigi, dove morirà solo in un hotel della città nel 1900.

Oggi tutti gli studenti conoscono Wilde semplicemente come l’autore del Ritratto di Dorian Gray e pochi si fermano ad analizzarne la vita. Come molti artisti è associato a un semplice nome, ma pochi comprendono che dietro quel nome c’è una persona con le proprie sofferenze.

La società londinese vittoriana ne ha imposte molte al nostro dandy: ne ha condannato l’omosessualità, lo ha definito per questo un cattivo padre privandolo dell’amore dei figli, lo ha costretto a pene umilianti in prigione, condannandolo allo stesso modo di un assassino quando il suo unico “crimine” era stato quello di amare un altro uomo. Condannando Wilde, la società non ha fatto altro che condannare l’amore, azione che purtroppo continua a fare ancora oggi

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Lucrezia Pia Iacuzio
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